(progetto) Ragazzi di Vanchiglia

Viaggio nel mondo dei ragazzi con i ragazzi per altri ragazzi

Realizzazione in tre anni di tre documentari che racconteranno il mondo dei ragazzi di Vanchiglia e le sue evoluzioni. Gli adolescenti del borgo, dal 2002 al 2004, saranno i protagonisti del loro quartiere e avranno la possibilità di fare vivere la loro vita attraverso la video-camera. 

  1. Lo Spirito del progetto

"Cerco di guardare che cosa accade intorno a me, per scoprire quali tipi di relazioni di potere esistano fra le persone e quali differenze vi siano fra ideologia e pratica, nei termini in cui le persone vengono trattate. Il tema di fondo della mia opera è la relazione che unisce le persone all'autorità" [Frederick Wiseman - documentarista].

Il film documentario, per definizione, non è soltanto un incontro con il reale, ma anche un discorso costruito, forte di un'energia logica ed emozionale. Un'autentica investigazione, uno studio sull'esterno, un'analisi di fatti della società, del costume, della storia. Il documentario è essenzialmente uno sguardo su qualcosa che ci riguarda, arricchito dell'esigenza di comunicare le riflessioni e gli stati d'animo. In questo senso è una scommessa: giocare con le possibilità linguistiche del cinema per trasmettere, esporre, informare, promuovere, stimolare al dialogo, arricchire l'esperienza collettiva, ma anche, emozionare.

Il genere documentario in sé ha la possibilità di creare un ambiente di "immagini memorabili" nel suo tentativo di fermare, evidenziare, riflettere su alcuni aspetti della realtà che altrimenti rischierebbero l'oblio.

Grazie al genere documentario ci sentiamo di poter dare il nostro contributo alla comprensione delle relazioni e interazioni che costituiscono la qualità della nostra vita. Quasi sempre l'insoddisfazione e il disagio sono legati alla disinformazione e al senso d'impotenza che questa stimola.

Lo sviluppo a livello globale di linguaggi e strumenti di comunicazione comuni, contribuisce ad avvicinare e rendere accessibili culture diverse, storie lontane nel tempo e nello spazio.

A volte capita che ci sia la tendenza a strumentalizzare o banalizzare le infinite possibilità espressive dell'audiovisivo, ecco perché è sempre più importante, secondo noi, tenersi aggiornati sulle nuove tecnologie, nuove modalità, utilizzandole per la promozione umana e sociale, in contrapposizione (e forse equilibrio?) con quella puramente commerciale.

Per questo motivo pensiamo al documentario come uno degli strumenti possibili per arricchire e potenziare la conoscenza comune dei meccanismi sociali in cui viviamo, non necessariamente in modo sterile e noioso, ma al contrario con storie coinvolgenti ed emozionanti, che stimolino alla riflessione ma anche alla valorizzazione dei nostri ricordi e della nostra storia.

Per comprendere in pieno le motivazioni che hanno indotto alla scelta di utilizzare una simile metodologia per entrare in stretto contatto con i ragazzi bisogna aver chiaro dei presupposti che sono stati alla base di questa tipologia di intervento e che sono rappresentati dalla profonda e attenta lettura del territorio che in questi anni è emerso attraverso il lavoro delle agenzie del territorio e degli animatori socio-culturali della Circoscrizione.

A tale riguardo è di fondamentale importanza per una visione globale dei significati delle azioni del progetto "I Ragazzi di Vanchiglia" avere come riferimento le linee guida del progetto adolescenti giovani della Circoscrizione VII che fotografa la realtà degli attori sociali presenti nel territorio. Uno stralcio del documento, la prima parte, è riproposta nella premessa generale (punto 1 del presente documento - Premessa generale)

"C'è oggi una concezione residuale degli interventi ricreativi e culturali promossi nei nostri quartieri; molto spesso vengono considerati solo come lo strumento atto al recupero di situazioni marginali. Si confondono spesso con il lavoro che dovrebbero svolgere gli educatori di territorio, sembrano attività ricreative promosse per una non ben delineata riabilitazione assistenziale. I cittadini non addetti ai lavori, quando va bene, identificano alcuni dei nostri interventi solo come iniziative di svago, oppure un modo più o meno comodo e molto spesso inevitabile per parcheggiare in qualche luogo sorvegliato i propri figli.

Gli interventi culturali e ricreativi promossi nella nostra circoscrizione dovrebbero portare le persone a prendere coscienza di sé, maturare il bisogno di esprimersi e confrontarsi, sperimentare una pluralità di linguaggi espressivi capaci di manifestare le proprie idee. Occorrono interventi che sollecitino un cosciente e costruttivo spirito di gruppo per fare in modo che ognuno esca dal proprio guscio ed impari a rendersi visibile.

C'è bisogno di promuovere interventi culturali e formativi capaci di stimolare la trasformazione degli individui da persone in stato di tutela a protagonisti, persone abituate confrontarsi per poi agire socialmente e culturalmente nei nostri territori. Occorre fare in modo che si esca dall'ottica esclusiva degli interventi educativi promossi per la prevenzione, per il recupero dei soggetti a rischio di marginalità sociale.

Occorre lavorare verso la costruzione di una comunità capace di valorizzare le differenze, che sia in grado di promuovere eventi culturali visibili e significativi. Una comunità così ricostituita potrà svolgere anche quelle funzioni di sicurezza, integrazione dell'individuo solo o a rischio di marginalità sociale.

Crediamo che solo attraverso l'incontro e la progettazione di azioni comuni, attraverso il lavoro attivo all'interno di gruppi omogenei, ognuno potrà confrontare la propria immagine di sé con l'immagine di sé per gli altri e questo sicuramente alimenterà e rafforzerà le identità individuali, porterà sempre più giovani alla responsabilizzazione delle proprie azioni, alla stima di se stessi.

Per questo si dovrà intervenire con gruppi di lavoro omogenei, dove l'adulto inizialmente risulta una risorsa per i giovani, ma poi diventa attore di interventi coordinati con altri adulti, facendo in modo che i giovani possano responsabilizzarsi ed agire autonomamente.

Con i vari gruppi omogenei di lavoro occorrerà agire metodologicamente rispettando una specifica linea di intervento che non permetta l'insorgenza di momenti di passività, apatia, consumo abitudinario di programmi televisivi o video game, come modo consueto per ritrovarsi.

Dopo aver concordato gli obiettivi e le tematiche progettuali, sia con le agenzie formali, sia con le aggregazioni informali, occorrerà operare professionalmente rispettando tecnicamente la scansione dei principali momenti di lavoro all'interno dei gruppi, che in sintesi dovrebbe seguire la seguente metodologia:

  • Aggregazione degli individui in funzione della progettualità concordata

  • Stimolo alla socializzazione ed alla conoscenza fra i diversi componenti del gruppo

  • Individuazione dei rapporti e delle dinamiche esistenti;

  • Stimolazione ed individuazione degli interessi comuni;

  • Presa di coscienza della propria collocazione all'interno del contesto sociale in rapporto alle altre realtà presenti sul territorio con i quali si condivide una progettualità più estesa;

  • Apprendimento ed utilizzo di alcune tecniche espressive, promosse attraverso la professionalità degli operatori o con l'ausilio di personale esterno;

  • Addestramento all'ideazione collettiva;

  • Utilizzazione delle tecniche espressive acquisite per lo sviluppo di tematiche elaborate alla luce dei bisogni del gruppo e della progettualità concordata.

  • Confronto critico con le elaborazioni artistiche provenienti dall'esterno, quindi ricerca di una cooperazione progettuale con le altre agenzie presenti sul territorio;

  • Comunicazione espressiva, ludica, culturale e quindi verifica oggettiva del lavoro svolto;

  • Analisi critica finale sul lavoro compiuto.

Bisognerà lavorare per progetti e questo dovrà significare soprattutto avere un'idea che presuppone degli ideali, chiedersi se le attività da proporre possano rispondere ai bisogni degli utenti, non all'immagine che noi abbiamo astrattamente di loro, ma l'immagine che riproduce realisticamente gli individui potenzialmente interessati in quel luogo ed in quel dato momento. Lavorare per progetti dovrà significare muoversi fra l'applicazione di quello che si è in grado di fare e la sperimentazione del nuovo.

Progettare specifici interventi avendo ben presente le risorse finanziarie, gli spazi, ma soprattutto le persone, gli operatori, le altre risorse e realtà presenti sul territorio con le quali collaborare.

L'impianto organizzativo dovrà essere congruente con gli obiettivi che ci si è posti, ma anche flessibile, aperto al confronto, in grado di modificarsi ed assumere ogni volta un assetto funzionale alla situazione.

Occorrerà lavorare nell'ottica di una formazione permanente, di una continua ricerca di professionalità; proprio per questo è chiaro che non sarà più possibile utilizzare personale avventizio, senza la benché minima preparazione culturale e professionale. Ad ogni progetto dovrà essere allegato il curriculum professionale e culturale degli operatori che intenderanno attuarlo".

---> Il progetto RAGAZZI DI VANCHIGLIA, sviluppato e completato nel corso di 3 annualità scolastiche è stato in origine presentato all'interno di quadro di Azioni che riguardavano la stessa circoscrizione. Tali azioni formavano un progetto più ampio, denominato STELLE FILANTI che comprendeva un laboratorio di scenografia e la preparazione e partecipazione al Carnevale con "Carri in Maschera". L'intero PROGETTO STELLE FILANTI, ove l'azione di cui il titolo è parte integrante, è  qui disponbile per il download in formato pdf

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ll progetto TRAENTI ha attivato un Osservatorio per la raccolta delle progettualità della scuola in campo di prevenzione primaria al disagio.
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